12 dicembre 2014

repost § La fama mi precede

 Foto A.Dolzan 2014

Solo brandelli delle palme frondose e tronchi laceri che sbattono sulla sabbia scura davanti al mare, che è nero. Non oblio nè speranza alla periferia livida dell'Avana, per un finanziere con la rovina alle spalle e il presente dal volto mesto.
Con le mani in tasca, si aggira, temendo un proprio gesto inopportuno; sopracciglia foltissime non celano ad una osservatrice attenta le occhiate inquiete. Ma nulla può fare, il finanziere, per contrastare la curiosità di una ladra o le sue domande indiscrete, sicché tace.
Prima vagava solo, ora vagano insieme, parlano poco e piano; seguendo la sabbia senza sapere dove porta. Non serve, saperlo; a meno ancora servono le parole. 
Basta il vento nelle grondaie.

Militari in divise diroccate, come vespe ammansite dall'afa, girano rallentati.
"I tuoi vestiti sono troppo colorati, e non sono abbastanza poveri" – intende il finanziere inclinando la testa – "nascondi almeno la macchina fotografica" indica muovendo la mano destra dentro la tasca dei calzoni sbiaditi. La ladra ubbidisce fino a quando può trattenerla a mezza borsa, scattando senza vedere che cosa ha messo a fuoco puntandola su paglie scure che rotolano fra avanzi di muri e porte inutili con tendine che furono scelte con cura e ancora invitano finchè l'ibiscus vivissimo ne cela gli strappi, nella scacchiera ciclopica dove alla stessa ora furibondo ogni giorno solo il vento viene a insistere scardinando le maniglie.
Davanti a una piramide antiatomica con finestre disallineate e senza vetri, aperte su mura spesse e uffici dimenticati, il finanziere e la ladra si fermano.

Scatta. Riprende. Poi rimette velocemente la macchina nella custodia mentre una guardia si avvicina e gli alisei scoperchiano dalle foglie una plastica rettangolare con una banda colorata. La ladra si piega e la raccoglie. Arreso alla perdita di capelli ed occasioni, la fissa dall'asfalto con faccia rotonda Vanni Apicione. "De ene i! Documento nacional de identitad!" - Gesticola parole che non conosce indicando per terra fra gli alberi, la ladra, agitando le braccia davanti all'agente con la mostrina arruginita quando gli consegna la tesserina plastificata.
Il finanziere fa passi indietro che non si fanno notare.
La ladra lo raggiunge e se ne vanno, ché l'Apicione e la sua alopecia non li riguardano. O solo non riguardano loro, se unici, bassi gli sguardi, non cambiano direzione quando il passeggio fra le macerie è interrotto da fermento e voci sorprese, con guardie che in affanno di salvezza o compiacimento si avventano sul documento.
È un regista de fama mundial, el Apicione. A lui giusto oggi si dedica un grande festival, ma il Vanni era scomparso. Più che desaparecido, "secuestrado", echeggiano i più solerti agenti spiccando vanitosi balzi salvifici.

Non una speranza, di aragoste. Nemmeno il ricordo, di un'estate, nè per le guardie nè per i ladri: nell'avanzo di Malecón, solo ferro e pietre sconnesse, ombrelloni laceri buttati via e secchi di vernice mezzi vuoti. Conchiglie consumate a cumuli, bottiglie rotte e pagliuzze ramazzate davanti a un palazzo conducono la ladra e il finanziere sul varco dell'abbandono: entrano mettendo in fuga gabbiani da una torre; ragazzi incappucciati corrono via a ogni piano; altri, e ratti, nel sottoscala al buio cercano le cantine. La ladra apre la custodia, accende la macchina fotografica e senza più nascondersi punta l'obiettivo nel vano delle scale; infine guarda quello che mette a fuoco.
È lo sguardo implorante su un viso gonfio. È l'Apicione. El secuestrado. Più cianotico che calvo, muto ma non morto, legato alla ringhiera implora con le lacrime agli occhi e viene liberato, poi abbandonato fuori, sull'asfalto.
Rantola finchè lo sentono guardie che come signorine si lisciavano la divisa ma scosse dal pettegolezzo - o dall'incidente - ora accorrono, e trafelate si azzuffano nel salvataggio: chi ha un guanto sfilato, chi un berretto a mezz'aria stretto nel pugno, una soffia allarmata in un fischietto.
Poche, in licenza dal caos vanitoso, rimangono a passeggiare.
Forse dal lungomare nero dell'Avana non resta nulla da portare via; per questo un finanziere con le sopracciglia folte tiene le mani in tasca e una ladra in abiti troppo colorati porta la macchina fotografica in una custodia blu. 
Evitando un cumulo di ombrelloni sfatti, lasciano al vento tracce da cancellare.


30 agosto 2014 h 12:36

1 novembre 2014

repost § The KET * is on the table




supercazzole dotte in merito al livello europeo della conoscenza delle lingue.

Col tarapio tapioca come se fosse antani.

...Ovviamente a destra.

In direzione Segonzano©.



(Avrei già detto tutto nel titolo).

Da anni sento studenti di ogni età farfugliare in inglese.
Li ascolto arrovellarsi sulle motivazioni di studio – dallo schietto non me ne frega un cazzo ma lo devo fare, all'impulso del commercio internazionale di spumante, alla voglia di vacanze esotiche con rimorchio di vitellone hawaiano.
Dall'esotismo intellettuale al desiderio di evasione – sensuale e fiscale – fa parte del mio lavoro rinfocolare, sostenere, rivitalizzare questa passione.

Ad anno scolastico finito rievoco lo straniamento e la finale ilarità con cui son passata
da aule istituzionali con dotte riunioni di docenti convinti della bellezza ed imprescindibile necessità di insegnare l'inglese, ovvero della catastrofica calamità che coglierebbe chi non lo impara, a classi di studenti costretti a interrompere i giochini col cellulare per intonare annojati coniugazioni storpie «I am do, you have speak (…), they am be»
per poi capitolare: «Se studio di più, muoio»©

Dicono, certi colleghi, che “gli studenti, quali cittadini comunitari, se incapaci di comunicare in inglese, sono oggi da considerarsi al pari di analfabeti”.

Ah sì?
Sgamation! Come la mettiamo con i colleghi di altre discipline che nelle commissioni di esame, intimiditi, non hanno azzardato che un paio di domande ai candidati, articolando un fantainglese più delirante di quello degli studenti? Poche frasi sgrammaticate o incomplete, lasciate appese a puntini di sospensione col fiato umido dei primi afosi giorni di estate. Enter Alex de Large, and, © Please, esc the bus.

Scend the bus, in alternativa.
Ho raccolto ben 3 quaderni di meravigliose creazioni di neolingua o “fantainglese”. Fossi io, l'autrice di queste perle, avrei già cambiato mestiere da un pezzo.
Ogni chicca dei miei studenti porta il simbolo del copyright©.
Date a Thomas quel che è di Thomas.




Cui prodest?
Ho conosciuto insegnanti inglesi residenti in Italia che non riescono a superare l'esame di certificazione di italiano.
Studenti universitari che hanno tentato l'esame B1 dodici volte o più – senza che l'esame facesse media, sborsando varie volte un bel centone per l'esame, con tesi quasi pronta e perdendo un paio di giri di boa di sessione di laurea (e dunque con altre tasse universitarie da pagare).
Ho ascoltato dirigenti di consorzi turistici con stipendio netto di mensile di 2.500€ incapaci di articolare una frase in tedesco e inglese, ma anche di prenotare un volo e un albergo online.

Ho sentito maître spiegare a turisti danesi il menù toccandosi petto e coscia.
Ho visto hostess di volo buttar via il kit di sopravvivenza e sprofondare nel divanetto mandando tutti affanculo in 7 lingue.

Giurin giurello, non sto mentendo,
con questi miei occhi verdi veni et vidi.
Poi, come in Amici miei, «Io restai a chiedermi se l'imbecille ero io, che la vita la pigliavo tutta come un gioco, o se invece era lui che la pigliava come una condanna ai lavori forzati»

Candidamente con Luca G., studente di 1° superiore, ho visto la luce, quando ha sbottato: «Ma prof, ma che me ne faccio dell'inglese, se è già tanto se vado a Segonzano?»
Mi inchino. Come disse D'Orazio, «Il verbo essere è impegnativo.©»
Figuriamoci essere prof! 
E comunque, a volte, in aula, val più una canzone di Bob Marley
che un manuale di grammatica. *What that you it say to do?*
(Che te lo dico a fa'?)




*KET: Key English Test


Il ventinovesimo giorno del sesto mese del 2054





29/06/2014 

28 ottobre 2014

§ poesia!!


Che meravigliosa consonanza di intenti e sfoghi - mi piace questo cantautore!

Et voilà! 
 Warning!!     

 


§

IL MIO ODIO E IL MIO DISPREZZO
A CHI MINA GIA' DA UN PEZZO
LA MIA PACE E BELLA VITA
SENZA TEMA DI SMENTITA!


COL GOVERNO ED EQUITALIA
SIAM DA ANNI ORMAI IN BATTAGLIA
RENZI, INPS, E LE ENTRATE
PEGGIO SON DELLE BRIGATE


UNA MASSA DI VILLANI
PUTTANIERI
E PESCECANI
CHE DI DANNI NE FAN TANTI
SENZA REMORE O RIMPIANTI


BACIAPILE
STRONZI O CAPRE
COME BESTIOLE AMMAESTRATE
PRIMA FANNO UN CONTICINO
POI TI MANDANO IL PIZZINO


DI GENTAGLIA CE N'E' TANTA
SEMPRE GONFIA DI ARROGANZA:
BRUTTE BESTIE, PUTTANIERI
SONO LORO I LADRI VERI.


MARCI DENTRO
BRUTTI FUORI
PUZZAN, SAI, DI TRADITORI


MA, SUVVIA, NON T'ALLARMARE
NON SARAN DIMENTICATI
QUESTI BRUTTI SCIAMANNATI


LORO CHE SEMPRE MAL CI FANNO
E CI TENGONO IN AFFANNO
LO VEDRAI, LA PAGHERANNO
E SCONTERANNO IL LORO DANNO.


VECCHI STORPI O MALANDATI
QUESTI STRONZI ASSATANATI
NELLE GRINFIE PASSERANNO DI
COLORO CHE BEN SANNO
CHE IN ASSENZA DI ARMISTIZIO
CIASCUN PAGA PEL SUO VIZIO


DI CHE STANNO LI' A CIANCIARE
STI BASTARDI SENZA CUORE?
SUCCHIASANGUE O CIONDOLONI
SONO ASSAI SPACCAMARONI.
SONO PEGGIO DELLA PESTE
E BEN PIU' CHE GUASTAFESTE
LEBBRA, EBOLA E A I D S
IN CONFRONTO SONO FESTE.


MA VERRA' UN DI' GIUSTIZIA
A NETTAR VIA QUESTA IMMONDIZIA
E DI PEZZI DA LATRINA
NE FARA' CARNEFICINA.


UNA BELLA MOLOTOV
NEGLI UFFICI DI STE MERDE
POI UN SACCO DI LEGNATE
CALCI, PUGNI E PURE SBERLE!
PEGGIO MERITANO LORO,
SU CANTIAMO TUTTI IN CORO:

MACCHE' PENA?!
MENA! MENA!


QUI FINISCE LA POESIA
ALLA VOSTRA PORCHERIA:
CON POSSENTE ANTIPATIA
VI CONDANNA CON FURORE
UN GRANDIOSO CANTAUTORE!