28 ottobre 2014

§ poesia!!


Che meravigliosa consonanza di intenti e sfoghi - mi piace questo cantautore!

Et voilà! 
 Warning!!     

 


§

IL MIO ODIO E IL MIO DISPREZZO
A CHI MINA GIA' DA UN PEZZO
LA MIA PACE E BELLA VITA
SENZA TEMA DI SMENTITA!


COL GOVERNO ED EQUITALIA
SIAM DA ANNI ORMAI IN BATTAGLIA
RENZI, INPS, E LE ENTRATE
PEGGIO SON DELLE BRIGATE


UNA MASSA DI VILLANI
PUTTANIERI
E PESCECANI
CHE DI DANNI NE FAN TANTI
SENZA REMORE O RIMPIANTI


BACIAPILE
STRONZI O CAPRE
COME BESTIOLE AMMAESTRATE
PRIMA FANNO UN CONTICINO
POI TI MANDANO IL PIZZINO


DI GENTAGLIA CE N'E' TANTA
SEMPRE GONFIA DI ARROGANZA:
BRUTTE BESTIE, PUTTANIERI
SONO LORO I LADRI VERI.


MARCI DENTRO
BRUTTI FUORI
PUZZAN, SAI, DI TRADITORI


MA, SUVVIA, NON T'ALLARMARE
NON SARAN DIMENTICATI
QUESTI BRUTTI SCIAMANNATI


LORO CHE SEMPRE MAL CI FANNO
E CI TENGONO IN AFFANNO
LO VEDRAI, LA PAGHERANNO
E SCONTERANNO IL LORO DANNO.


VECCHI STORPI O MALANDATI
QUESTI STRONZI ASSATANATI
NELLE GRINFIE PASSERANNO DI
COLORO CHE BEN SANNO
CHE IN ASSENZA DI ARMISTIZIO
CIASCUN PAGA PEL SUO VIZIO


DI CHE STANNO LI' A CIANCIARE
STI BASTARDI SENZA CUORE?
SUCCHIASANGUE O CIONDOLONI
SONO ASSAI SPACCAMARONI.
SONO PEGGIO DELLA PESTE
E BEN PIU' CHE GUASTAFESTE
LEBBRA, EBOLA E A I D S
IN CONFRONTO SONO FESTE.


MA VERRA' UN DI' GIUSTIZIA
A NETTAR VIA QUESTA IMMONDIZIA
E DI PEZZI DA LATRINA
NE FARA' CARNEFICINA.


UNA BELLA MOLOTOV
NEGLI UFFICI DI STE MERDE
POI UN SACCO DI LEGNATE
CALCI, PUGNI E PURE SBERLE!
PEGGIO MERITANO LORO,
SU CANTIAMO TUTTI IN CORO:

MACCHE' PENA?!
MENA! MENA!


QUI FINISCE LA POESIA
ALLA VOSTRA PORCHERIA:
CON POSSENTE ANTIPATIA
VI CONDANNA CON FURORE
UN GRANDIOSO CANTAUTORE!



18 ottobre 2014

§ Eminem è fresco come un cetriolo. (Ma io di più).

Ho fatto un regalo di compleanno a Eminem 

s p e t t a c o l a r e .

mercoledì in una classe erano solo 5, allora abbiamo chiacchierato e ascoltato musica, anche rap. Così poi per tutta la settimana ho riascoltato quel vecchio CD di Eminem.
A parte che è una vecchissima copia piratata e quindi vorrei togliermi lo sfizio di ribattere al Public Service Announcement 2000 che he just kissed my ass, e non viceversa, a oltre 10 anni dall'uscita del disco devo dire che alcuni brani sono ancora brillanti.

Altri invece sono pesantini; 
soprattutto alle 6 di mattina, per 54 sonnolenti km, in coda dietro camion che arrancano in salita, o all'erta per evitare i soliti stronzi in sorpasso 
(con una media di due frontali scampati al giorno, 2 all'andata e 2 al ritorno, intendo, c'è da provare un po' di nostalgia per le generazioni di casalinghe meno emancipate...). 
 
Sto scrivendo dei versi per questi che pensano di fare i fighi, ma il pedale dell'acceleratore se lo potrebbero infilare nella rosea fessura fra le due semicirconferenze rivestite di leggera peluria non sempre soavemente olezzosa
altrimenti detta L O C U
(anagrammare – in caso mi legga un pubblico non adulto).

Eminem che sbraita di essere un 'Criminal' mi fa ridere; sarà che di veri 'criminali' ne incontro ogni settimana in carcere. Gente che rapine, spaccio, omicidi, furti, truffe, hackeraggio, li ha commessi per davvero, e, in fondo, mica si agita tanto.
Non voglio che mi diventi patetico, perchè poi non lo riesco ad ascoltare più, e invece mi piace e va ancora parecchio.  E piace anche ai miei studenti.

Allora giovedì sera gli ho postato un commento sulla sua pagina ufficiale di fb, perché se venisse in classe mi darebbe una mano, una spintarella alla loro motivazione:

Hello! Hey I don't mind about a concert in Italy, I want you in class with me, teaching English to my teenager kids in a f°°°°°°° valley in the mountains. Come if you dare. I shall wait for your earliest reply. Cheers.

gli ho scritto.
Troppo facile, my dear, cara la mia star, star lì a far gestacci sul palco.
Very easy infilare una sfilza di corna e parolacce e 
rifilare gadget inneggiando 'Fuck school'


Proprio lui, che con rime e parole al posto giusto ci ha fatto i milioni?!
'Sto drittone!

 
Ok, ok, ci sono pezzi mirabilmente irriverenti;
sciorina versi a un ritmo forse inarrivabile, ma...
Ma vuoi mettere abitare in fondo a una valle di montagna del Trentino, dove un sacco di adolescenti si suicida, si droga, si schianta, si ubriaca e tutti fan finta che sia normale?
Dove non c'è una mazza da fare fuor che bere o dormire, e ti devi pure autoconvincere che la pozza chiamata lago causa allucinazione collettiva, con 8 ore di sole all'anno, sia un posto meraviglioso.

Ho e ho avuto alunni che rientrerebbero nei sintomi della psicopatia giovanile – bene illustrata da PhDRobert D. Hare - se qualcuno si prendesse la briga di leggerlo.

Il mio lavoro è più difficile, 
più impegnativo 
e forse anche più importante, 
(senz'altro meno pagato)
di quello di Eminem.

Se pure lui ha avuto problemi con la mamma, o con la ex, mi spiace.
Del resto, chi non ne ha avuti?

Quando vien su, possiamo anche parlarne.

Ma ho conosciuto studenti figli e figlie di padri suicidi, di assassini, amanti di spacciatori, con madri drogate o distrutte dagli psicofarmaci e dall'alcohl. 
Mi permetti, Mr Eminem? 
Questa è vita, un po' più vera di quella di Stan, di tanti ragazzi e ragazze che ti ascoltano. 
So you owe them. 
Sei in debito con loro.  
Dai, vei su!  
Dai un po' di sostanza alla tua tracotanza: col carisma e la capacità di esaltare le folle, di scatenarne le energie e la voglia di spaccare, vei su, popo! 

Faresti qualcosa di alternativo, oserei dire r i v o l u z i o n a r i o 

Eminem può arrivare di sabato, così domenica riposa e si ripiglia dal jetlag; 
 lunedì mattina ci alziamo alle 5, tè o caffè a scelta, con ricca colazione italiana – e poi via – 54 km di curve e gallerie per arrivare su a scuola in valle!
Vedrà un paesaggio incantato sommerso in morbide brume e umide chiome sinuose. Sbucando dalle nebbie soffici che scivolano sul lago raggiungeremo il paese. 
Guido io, così si gode il paesaggio. 
Con un po' di fortuna vediamo anche i caprioli.
Poi facciamo lezione. 
7 ore.
Alle 12 pranziamo. 
In mensa.
(In un gesto di cortesia Eminem potrebbe andare a riempire la brocca dell'acqua). 



Davvero, Eminem, spero ti concederai l'occasione di mettere a frutto il tuo tempo, i tuoi soldi e il tuo talento. 
È chiaro che di soldi ne hai più di me. 
E che io non posso portare 50/60 studenti lì in America.
Soprattutto adesso che c'è la crisi: le scuole non hanno un euro.
Non posso neanche fare più di 5 fotocopie alla volta, figuriamoci le gite!

§
Lo ammetto, venerdì mattina non stavo nella pelle dalla voglia di raccontarlo ai miei studenti, che avevo scritto un messaggio a Eminem per invitarlo a far lezione con me, da loro. L'ho detto a tutti. 
Con Elisa, che non ci credeva, ho scommesso un caffè.
Ma la goduria più grande è stato Asani, fan di Eminem _enorme_: mi ha raccontato che proprio quel giorno era il compleanno di Eminem! 
E poi mi fa: DAVVERO PROF??! IO LA STIMO!!! 
Questa sì che è un'emozione!
Questo sì che dà senso al fare l'insegnante

Quando Eminem verrà da noi a T.One city gli chiederò di aiutarmi a comporre una rima.
Una piccola, mi accontento. 
Ma acuta, arguta, ritmata e scellerata
 - qualcosa di classe come sa fare lui -.
Una robina che mandi in mona tutti i caproni, 
quelli che ci stanno tagliando stipendi, fotocopie e sogni.
E una rima bella per inneggiare a una scuola
epicamente geniale
bizzarramente utopistica
fottutamente fantasiosa
Con un fanculo finale 
ai burocrati, 
poi, che non ci starebbe neanche male.... 



#The Way I am

 









(as) cool as a cucumber (lett. freddo come un cetriolo, ovvero impassibile, che mantiene il sangue freddo, è un'espressione idiomatica inglese che di recente stavo illustrando ai miei studenti. Che hanno azzardato: "verde come un cetriolo" e "bello come un cetriolo", come traduzione! Come non pensare a loro per il titolo di questo post?) 


05 ottobre 2014

repost § La fama mi precede

 Foto A.Dolzan 2014

Solo brandelli delle palme frondose e tronchi laceri che sbattono sulla sabbia scura davanti al mare, che è nero. Non oblio nè speranza alla periferia livida dell'Avana, per un finanziere con la rovina alle spalle e il presente dal volto mesto.
Con le mani in tasca, si aggira, temendo un proprio gesto inopportuno; sopracciglia foltissime non celano ad una osservatrice attenta le occhiate inquiete. Ma nulla può fare, il finanziere, per contrastare la curiosità di una ladra o le sue domande indiscrete, sicché tace.
Prima vagava solo, ora vagano insieme, parlano poco e piano; seguendo la sabbia senza sapere dove porta. Non serve, saperlo; a meno ancora servono le parole. 
Basta il vento nelle grondaie.

Militari in divise diroccate, come vespe ammansite dall'afa, girano rallentati.
"I tuoi vestiti sono troppo colorati, e non sono abbastanza poveri" – intende il finanziere inclinando la testa – "nascondi almeno la macchina fotografica" indica muovendo la mano destra dentro la tasca dei calzoni sbiaditi. La ladra ubbidisce fino a quando può trattenerla a mezza borsa, scattando senza vedere che cosa ha messo a fuoco puntandola su paglie scure che rotolano fra avanzi di muri e porte inutili con tendine che furono scelte con cura e ancora invitano finchè l'ibiscus vivissimo ne cela gli strappi, nella scacchiera ciclopica dove alla stessa ora furibondo ogni giorno solo il vento viene a insistere scardinando le maniglie.
Davanti a una piramide antiatomica con finestre disallineate e senza vetri, aperte su mura spesse e uffici dimenticati, il finanziere e la ladra si fermano.

Scatta. Riprende. Poi rimette velocemente la macchina nella custodia mentre una guardia si avvicina e gli alisei scoperchiano dalle foglie una plastica rettangolare con una banda colorata. La ladra si piega e la raccoglie. Arreso alla perdita di capelli ed occasioni, la fissa dall'asfalto con faccia rotonda Vanni Apicione. "De ene i! Documento nacional de identitad!" - Gesticola parole che non conosce indicando per terra fra gli alberi, la ladra, agitando le braccia davanti all'agente con la mostrina arruginita quando gli consegna la tesserina plastificata.
Il finanziere fa passi indietro che non si fanno notare.
La ladra lo raggiunge e se ne vanno, ché l'Apicione e la sua alopecia non li riguardano. O solo non riguardano loro, se unici, bassi gli sguardi, non cambiano direzione quando il passeggio fra le macerie è interrotto da fermento e voci sorprese, con guardie che in affanno di salvezza o compiacimento si avventano sul documento.
È un regista de fama mundial, el Apicione. A lui giusto oggi si dedica un grande festival, ma il Vanni era scomparso. Più che desaparecido, "secuestrado", echeggiano i più solerti agenti spiccando vanitosi balzi salvifici.

Non una speranza, di aragoste. Nemmeno il ricordo, di un'estate, nè per le guardie nè per i ladri: nell'avanzo di Malecón, solo ferro e pietre sconnesse, ombrelloni laceri buttati via e secchi di vernice mezzi vuoti. Conchiglie consumate a cumuli, bottiglie rotte e pagliuzze ramazzate davanti a un palazzo conducono la ladra e il finanziere sul varco dell'abbandono: entrano mettendo in fuga gabbiani da una torre; ragazzi incappucciati corrono via a ogni piano; altri, e ratti, nel sottoscala al buio cercano le cantine. La ladra apre la custodia, accende la macchina fotografica e senza più nascondersi punta l'obiettivo nel vano delle scale; infine guarda quello che mette a fuoco.
È lo sguardo implorante su un viso gonfio. È l'Apicione. El secuestrado. Più cianotico che calvo, muto ma non morto, legato alla ringhiera implora con le lacrime agli occhi e viene liberato, poi abbandonato fuori, sull'asfalto.
Rantola finchè lo sentono guardie che come signorine si lisciavano la divisa ma scosse dal pettegolezzo - o dall'incidente - ora accorrono, e trafelate si azzuffano nel salvataggio: chi ha un guanto sfilato, chi un berretto a mezz'aria stretto nel pugno, una soffia allarmata in un fischietto.
Poche, in licenza dal caos vanitoso, rimangono a passeggiare.
Forse dal lungomare nero dell'Avana non resta nulla da portare via; per questo un finanziere con le sopracciglia folte tiene le mani in tasca e una ladra in abiti troppo colorati porta la macchina fotografica in una custodia blu. 
Evitando un cumulo di ombrelloni sfatti, lasciano al vento tracce da cancellare.


30 agosto 2014 h 12:36

11 settembre 2014

§ Consiglio a Renzi la mia parrucchiera

(qui si parla di boccoli e riforme della scuola)


Non sempre ne esco soddisfatta, e mi costa più del parrucchiere dove andavo l'anno scorso, ma la Gemma è impagabile: abilmente sfoltisce ciocche e inquietudini, mi dirada una basetta e sotto il getto di aria calda del suo phon anche la psiche si distende.
Folgorante nella sua praticità, sagace nel ragionamento, resistente al lungo lavoro in piedi e alla piega di certe acconciature dell'anima (un tantino elaborate quelle che la vita moderna ci richiede), la signora Gemma è una grandiosa acconciatrice di capelli e filosofia di vita. 

questa è un'immagine per attirare un pubblico maschile. 
o forse anche un po' femminile
 


Slanciata, con una massa di ricci crespi su un corpo leggero e veloce, non spreca un secondo: all'opera nella sua “reinterpretazione personalizzata” del taglio che ho scelto mi accorcia i capelli sciupati dal sole mentre mi parla della sua vacanza in bici su passi di montagna.

Salite e discese richiedono una buona preparazione tecnica e una alimentazione sana; si rammarica di aver cominciato tardi a pedalare, (dopo i 40), perché non meno di 5 anni, ci vogliono, per conoscersi sulla bici e, se si è giovani, per formarsi un carattere tenace e resistente alla fatica, una tempra forte e consapevole che non si spezza più.
Paragona le fatiche della bici a quelle della vita, la Gemma. E quanti più capelli mi taglia intorno alle orecchie tanto più penetrano le sue parole nella mia testa.

Se te magni brugne tut el dì, l'è mejo che te staghi a casa
Ovvero giova non poco una alimentazione bilanciata e secca intende la parrucchiera cicloamatrice - per chiarire che in sella ore e ore si suda e si perdono sali minerali preziosi. 
Le proporzioni matematiche fra altitudine e distanza percorsa non le sa fare, ma io non le capirei nemmeno se arrivassero gli ingegneri della sua squadra di ciclismo a spiegarmele (avevo 4 in matematica al liceo).
Andare in bici piace anche a me, ma non su strada, perché mi fa paura pedalare vicino alle macchine e ai camion. Sono una da ciclabile.
"Ma sì! Va bem!” - mi rincuora la Gemma - “Le ciclabili sono fatte apposta. Non le ciclo-cittadino-pedonabili, però, che sono pericolose!”
E mentre mi sfuma la frangetta a destra ripenso al sentiero stretto e in parte sterrato, pur segnalato come “pista ciclabile”, che attraversa la pineta, lambisce la campagna e si arresta nella sabbia, nella zona della Sardegna dove sono stata in ferie.
Nulla a che vedere con le decine – anzi, centinaia - di chilometri di ciclabili ampie, asfaltate, attrezzate di bici-grill, panchine e fontanelli, che abbiamo in Trentino e che portano a Verona, sul Garda, in Austria...ma questa è un'altra storia.

Costanza e disciplina in sella formano il carattere, bando alle pappe molli da divano, incapaci di resistere a una salita nello sport e una discesa nella vita.
Il ciclismo si impara un po' alla volta, capendo come reagisce il corpo in salita, in discesa, sul piano; scoprendosi scalatori o corridori, amanti della MTB o della city-bike, ma, sempre, con fatica e applicazione costante.
 “Me digo, l'è come quando te 'mpari na lingua, no? Come nel tuo lavoro, - dice Gemma - con l'inglese, prima si imparano un po' di parole, poi la grammatica e poi si incomincia a fare un discorso e parlare...” - e mi confessa un po' di rammarico, perché non ha studiato e alcune cose non le capisce.

Tanti ricci, pochi capricci
Mi piace e mi soddisfa, la mia parrucchiera bionda e riccia: non soltanto perché durante il taglio si dedica solo ed esclusivamente a me, e a farmi felice, sfoltendo con dita leggere capelli bianchi e inquietudini bigie.
Con la spazzola rotonda mi liscia un ciuffo e dissolve le ansie del lavoro. Mi dà un tocco premuroso alle basette, una passata di gel e io via! schizzo fuori dal salone come se mi avesse messo i bigodini alla vita: rieccomi radiosa e spumeggiante come un boccolo disinvolto che non teme la pioggia!
L'ho sempre detto che le parrucchiere hanno un ruolo sociale fondamentale: ci ridonano grazia, bellezza e gioventù; sfoltiscono la noja, sforbiciano le doppie punte di un'anima indecisa e cancellano il ricordo di certi incontri ingannevoli come un'extension.

Una prerogativa della Gemma è la spontaneità generosa con cui condivide le sue esperienze e osservazioni sulla vita. 
È una donna forte che ama camminare, sciare e pedalare dopo lunghe giornate di lavoro, e quindi lo sa che per arrivare in cima a una montagna – a piedi, con gli sci o in bicicletta – occorre allenamento, costanza, resistenza. 
Occorre anche un maestro che sia una guida preparata, affidabile e forte. Qualcuno a cui affidarsi con fiducia.


La Gemma sa che anche la scuola è importante e che a scuola servono buoni maestri e professori. Invoca una scuola esigente, per formare persone forti alla vita, non mezze seghe, fanciullini e fanciulline viziati.

Mi no le podo veder, vara, 'ste pope (bambine) le ven su come le barbie - principessine stanche che el prim di' de scola se 'l piove so mama le porta 'n braz , perché sinò se ghe sdraza le balerine!"  dice la Gemma di certe mamme di sua conoscenza – "Mi no ghe la fago: quando sento 'ste robe mi me 'ncazo!”

(quelle che se piove il primo giorno di scuola, la mamma le porta in braccio perché sennò gli si sciupano le ballerine!).

Allora mi chiedo: come mai la signora Gemma, una modesta parrucchiera di paese, senza studi e senza laurea, senza incarichi politici - locali o nazionali -, si rende conto che servono solidità e determinazione per sostenere una buona scuola e i suoi operatori, e uno come Renzi, e molti con lui, e prima di lui, non se ne accorgono (o fanno finta di non saperlo) e si divertono a prenderla a picconate, nell'ambizione addirittura di non renderla più un servizio pubblico?

Renzi, se te magni brugne tut el dì, l'è mejo che te staghi a casa*.

L'effetto lassativo di certi politici è noto come quello delle prugne.


Su un muro di Livorno                            










*Se mangi prugne tutto il giorno, è meglio che tu stia a casa



L'undicesimo giorno del nono mese
46° parallelo nord