SENZA TRADUTTORI CONFINEREMMO COL SILENZIO


IL CERVELLO E' UN MUSCOLO. E IN QUANTO TALE VA ALLENATO (p.d.)

THE BRAIN IS A MUSCLE. AND AS SUCH SHOULD BE TRAINED

25 dicembre 2011

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Notice to travellers – السفر الاستشارية - Avis aux voyageurs
Quando un poliziotto marocchino con gesto lento si infila nella tasca laterale dei pantaloni il tuo passaporto, e non sai se è per appoggiarlo o per tenerlo lì, i 4 metri quadri poco illuminati e polverosi di gabbiotto di frontiera fra Marocco e Spagna ti si stringono addosso.




bandiere marocchine sulla strada per Chefchaouen

Registri, dietro le guardie, un metal detector fuori uso, con sopra un materasso stazzonato; tenti di decifrare quello sguardo e il senso della pelle nera che ti controlla.

In un pulviscolo caldo si aggrumano in testa le difese della tua europeità, della tua cittadinanza italiana.
E quello che a casa ti sembra scontato prende peso. Un senso culturale, un profilo politico, uno scudo giuridico.
«Sono un cittadino europeo – non mi possono ingabbiare. Non mi possono trattenere qui per capriccio. La mano invisibile del mio governo veglia su di me. Amen.» Pensi.
Speri.
Di aver controllato bene il bagaglio, speri: aperto e richiuso ogni tasca e taschina dello zaino – ché non si sa mai. Che dentro un suk, fuori dall'albergo, al ristorante mentre eri in bagno, uno di quegli ovetti di hashish che ti hanno decantato e offerto decine di volte, non ci sia stato infilato.
«Vengo da un paese civile – grazie al cielo. E tutti sanno dove sono».
Per una volta, contento di aver lasciato dati, sms, telefonate, tracce bancarie.
Come un mantra «Vengo da un paese civile - ti si ripresenta nella testa – sono un cittadino europeo». E trattieni il respiro.
Apre il barattolo del gel, il poliziotto - «è gel per i capelli», gli dici, indicando i tuoi, corti e spettinati, come si usa in Italia e sperando che non gli stiano sul cazzo.
Lui rovista fra mutande, cartoline e i pouf che hai comprato per il soggiorno e che non vedi l'ora di mostrare agli amici. Dita scure nel portafoglio.
Lo aprono piano – mentre aspetti nel crepuscolo del gabbiotto, di vedere se con noncuranza sfileranno la banconota da 50 euro.
Sai che non diresti niente.




Chefchaouen: Spacciatori desistono. Dopo reiterate offerte di hashish
si godono il panorama

Italiani. Fuori stagione. Astemi nojosi che hanno rifiutato decine di offerte di droga decantata da marocchini pieni di amici italiani che sbarcano da Genova, Milano, dalla Sicilia, in cerca di relax e roba buona «una vez al día, que alegría. Una vez al año, no hace daño», ci hanno ripetuto sorridendo a Tangeri, decantando piantagioni di hashish di montagna sul Rif, esibendo calli sulle stesse mani che la curano e la raccolgono.
«No, grazie. Non fumiamo. Non ci interessa. Davvero». Alla fine, non rispondevo nemmeno più.

O forse, ci hanno fermato per quella foto sulla frontiera. O perché siamo arrivati allo sportello senza i fogliettini governativi da compilare coi dati del viaggiatore e del suo passaporto? Li avevamo rifiutati agli ambulanti che li sventolavano in vendita, allontanandoli con fastidio occidentale.


Salvo poi rincorrerli per comprarli, perché l'ufficio preposto che li consegna non lo abbiamo trovato e senza i fogliettini dal paese non esci.
Fermo in piedi, con lo sguardo melenso, ripensi.
Il passaporto è ancora lì, nelle tasche del poliziotto.
Il portafoglio è stato richiuso, con tutto il suo contenuto.

Quando accenno a togliermi il piumino per l'ispezione mi fa cenno che no, non serve. Quasi allarmato, il poliziotto. Non ci sono donne poliziotto, per perquisire altre donne.
Il passaporto riemerge. Ci fanno cenno di andare.
Sull'autobus verso Ceuta il sole di dicembre illumina il mare.
Un gruppo di ciclisti pedala lungo la costa. Sembra il Garda.




Gatto arabo su pouf
 
 
A.Dolzan, dic. 2011
 




07 dicembre 2011

Chi sono & Servizi

Traduttrice                                       Interprete di trattativa

Docente di lingue -slash -Professional writer

mi chiamo Annalisa Dolzan, sono una libera professionista; da oltre 10 anni mi occupo di traduzione e insegnamento di lingue; da 4 anche di scrittura per il web e giornalismo culturale.



passioni promiscue che si danno appuntamento sulla mia scrivania. Manuali di giornalismo flirtano con tomi sulla teoria sulla traduzione, a tarda notte pile di antropologia culturale si rovesciano nel buio.


esco spesso con l'opera completa di George Orwell.
Mi accompagna in lunghe passeggiate, m'ispira nelle mie pagine stampate
e in quelle online.

il primo amore, però, è quello per le lingue. Il colpo di fulmine avvenne alle elementari, col tedesco. Ricordo le canzoncine che cantavamo in cortile e la sensazione che avrei continuato a giocare con le sillabe fino a farne una professione. All'epoca del liceo linguistico al tedesco si aggiunsero il francese, ma soprattutto l'inglese. Da adolescente mi serviva per scrivere appassionate lettere a Sting... Ma la motivazione era forte se ancora oggi a settimane alterne sogno di trasferirmi a Londra.


spagnolo - presso la SSLMIT di Forlì - e portoghese sono avventure successive ma non per questo prive di sorprese: non avrei immaginato di lavorare tanto con lo spagnolo vivendo a due passi da Innsbruck.


Oggi, traduttrice, lo sono part-time. Dopo aver tradotto in pieno luglio un libro su morte e reincarnazione senza ventilatore ho riscoperto la passione per l'insegnamento.


insegno traduzione dallo spagnolo all'italiano presso ISIT (Istituto Universitario per Interpreti e Traduttori) di Trento, e poi inglese, tedesco, comunicazione per il web e italiano per stranieri in corsi FSE.


Adoro insegnare italiano per stranieri: è come fare il giro del mondo senza muoversi dalla sedia. È il mondo che viene a me, che copre delle sue lettere esotiche la lavagna, che riempie l'aula di dozzine di lingue. Quanto basta per ricordare che non si finisce mai di imparare.


Credo nella formazione continua, trovo stimolante tornare ogni tanto dietro il banco. Anche per questo ho seguito il master di traduzione giornalistica di LUISS Business School / Internazionale.


Il mio ultimo acquisto è un dizionario di urdu; impararne l'alfabeto e i suoni la prossima sfida. Seguono, nell'ordine, un corso di cucina indiana, uno di russo e un workshop Grundtvig di multiculturalità a Berlino.


Prevedo che sulla mia scrivania succederanno cose turche.

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02 dicembre 2011

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Ma è sempre molto gustoso