26 gennaio 2010

Leggi i primi racconti di Scrivi con lo Scrittore

Sono online i primi racconti dell'edizione 2010 Scrivi con lo scrittore, alla pagina http://www.scriviconloscrittore.org 
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Propongo di seguito il mio racconto, per chi si sfizia di leggerlo.


pensieri parole opere omissioni
di Annalisa Dolzan



Nonostante il giorno, l’ora e il posto fossero gli stessi, nonostante ogni particolare fosse perfettamente identico alle altre volte, c’era qualcosa nell’aria, o chissà dove, che faceva apparire la cosa del tutto nuova e incredibilmente attraente. Ieri sera Roberto mi aveva invitato a cena.

Tegoline, penisola, cena, patate. Se non fosse stato Roberto, mi sarei fatto strane idee. Ieri sera Roberto mi ha invitato a cena, e io mi sono preparato con cura, per fare colpo su una decina di persone. Amici suoi, che quasi non conosco. Facce nuove. Non volevo sfigurare.

Ma quando sono arrivato «Siamo solo noi», mi ha detto Roberto.
Non fosse stato Roberto, mi sarei fatto strane idee.
Oddio, strane idee me le sono fatte lo stesso.
Qualcuna la sto coltivando anche adesso. E l'altro giorno.

L'altro giorno, quando mi ha messo le mani sulle spalle, passeggiando. E poi ci ha scattato una foto, con il lago gelato. Ho sentito un brivido. Cioè, non era proprio un brivido. Non la so, la parola per dire che cos'era. Ma lo sento ancora addosso che mi serpeggia fra le costole e lo sterno. Mi avvolge un polpaccio e mi solletica il ginocchio e poi su, a interrompermi il respiro.

Allora ieri sera l'ho guardato bene, mentre sfornava le patate. Il suo contorno mi piace, ha qualcosa di familiare. Di accogliente. Ma uno a uno, sezionati, i particolari mi lasciano indifferente. Forse di più. Mi respingono. A tratti mi repellono. Gli occhi ingranditi a dismisura dietro le lenti spesse sembrano strabici. Le mani tozze, le labbra secche. Giusto le spalle rotonde, larghe, non mi dispiacciono. Ma poi mi ricordo i suoi piedi, così brutti.

Lo seziono mentre serve le patate, poi si accende una sigaretta. Nell'incudine che ho allo stomaco sono incisi due nomi. Mara e Silvia. Sua moglie, e la mia.
Tutti amici, nati e vissuti insieme.

Che ci faccio qui, a tavola da solo con Roberto? Bevo. Bevo, mi verso di continuo acqua naturale, per celare l'imbarazzo e la tensione. Commento la vinaigrette e mi inoltro nell'insalata, inseguo un'oliva nel piatto inseguendo il filone di pensieri sconci che sto cucendo addosso al mio amico. Le pareti della cucina con penisola fatta su misura mi si stringono addosso. Sudo. Sono molto imbarazzato.

Il brivido è tornato. Non è solo uno.
Vorrei spazzare via la tovaglia e trombarmi Roberto sul tavolo.
Baciarlo all'orecchio e cantargli una poesia.
Nella foglia arriciolata di lattuga spinte rapide e cieche.

«Com'è? Queste sono le olive che mi ha portato Sandro dalla Liguria, ti piacciono?» - forchettata -«Hm hm Ottime. Ottime. Davvero», biascico. «Ottime» Non riesco a dire altro.

Spolpo le olive come spolperei Roberto, masticando la sua carne, succhiando le dita che stringono la Winston bianca. «Ottime» «Roberto... Senti, Roberto. Roberto....» Parlo piano. Non so cosa dire. Ho paura di cosa sto per dire. Mi guarda, alza gli occhioni strabici dal piatto e me li punta addosso, corrugando la fronte. «Roberto... Senti, Roberto. Ti volevo dire....» «Sì?» Non è uno che si scompone facilmente. Mi osserva, in attesa delle mie parole. Mi agito sulla sedia. Incrocio le gambe. Poi le sciolgo, le riannodo. «Hm» e mi verso di nuovo da bere «No, ti volevo dire... Ah! L'hai letta quella radio che ti ha sposato Enrico? Quella di Tolstoj?»

Grazie a dio sputo una frase senza senso – un groviglio di parole che la mia mente ha annodato, mettendo all'angolo la paura, riuscendo a non farmi perdere il controllo. Sospiro. Mi appoggio allo schienale della sedia.
Tranquillo Roberto inforca un pezzo di pollo e mi risponde «Ah, sì Tolstoj. Certo, molto bello»
Mi sta prendendo per il culo? Ci fa o ci è? Rinfrancato dall'aver ripreso il controllo della situazione, navigo a vista, tengo bordone «E che te ne è parso? No, dico, il cantante, non ti sembrava meglio di Robert Smith?» Roberto ci pensa un po' su «Beh, oddio, sì, in effetti, però lo sai che io preferisco i Rolling Stones»
«Vabbeh, ma che significa? Quella è un'altra epoca, no? E poi, il quadro con le farfalle che c'è in copertina, chissà a che epoca risale....» Mandiamo avanti una conversazione senza senso fino a quando Roberto prende la fruttiera e mi mette un fico d'india nel piattino da dessert.

Nel porgermi il piatto con il frutto il suo avambraccio si appoggia per un secondo sul mio. Trattengo il fiato. Una frazione di frazione di frazione di secondo penso «Roberto che goduria, sento il suo odore adesso lo toglie.....» Il braccio. Ma Roberto il braccio non lo toglie. Lascia il peso sul mio gomito, aderisce alla mia spalla. Sento le sue braccia sulle spalle, mi spinge sulla sedia, mi si avvicina all'orecchio mi lecca lo morde af fan na to scos to il piat to muo ven do mi a ten to ni sul ta vo lo, la se dia grat ta sul pa vi men to, gi ro il col lo cer co le sue lab bra

sto baciando roberto ci stiamo baciando io e roberto ci stiamo baciando
 
Il CD è finito. Allungo la mano sul divano in cerca del telecomando, schiaccio play e lo faccio ripartire. Sistemo i cuscini e riavvio il ricordo.

Silvia, in cucina, lava i piatti. Come dirle che nonostante il giorno, l’ora e il posto fossero gli stessi, nonostante ogni particolare fosse identico alle altre volte, c’era qualcosa nell’aria, o chissà dove, che faceva apparire la cosa del tutto nuova e incredibilmente attraente? Che ieri sera Roberto mi ha invitato a cena. E io mi sono fatto certe idee.
Nonostante il giorno, l’ora e il posto fossero gli stessi, nonostante ogni particolare fosse identico alle altre volte, c’era qualcosa nell’aria, o chissà dove, che faceva apparire la cosa del tutto nuova e incredibilmente attraente. Ieri sera Roberto mi aveva invitato a cena.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

ficuzzissimo, molto brava! ma lo sapevamo ;-)
Fede

Annalisa Dolzan ha detto...

Grazie per l'entusiasmo :-)

Aspetto il tuo contributo con i prossimi incipit dell'iniziativa