25 luglio 2010

La poesia e la nuda verità esistono fianco a fianco

(Some days are better than others)

«Penso che un autore scriva perché ha bisogno di creare un mondo in cui poter vivere. Io non potrei mai vivere in nessuno dei mondi che mi sono stati offerti: il mondo dei miei genitori, il mondo della guerra, il mondo della politica. Dovevo crearne uno tutto mio, come un luogo, una regione, un'atmosfera in cui poter respirare, regnare e ricrearmi quando ero spossata dalla vita. Questa, credo, è la ragione di ogni opera d'arte.

L'artista è l'unico a sapere che il mondo è una creazione individuale, che c'è una scelta da fare, una selezione. E' una materializzazione, un'incarnazione del suo mondo interiore. Quindi spera di attirarvi altri. Spera di riuscire a imporre il suo modo di vedere le cose e di poterlo condividere con altri. E quando non riesce a raggiungere questa seconda fase, l'artista continua tuttavia coraggiosamente a tentare.

Pochi momenti di comunicazione con il mondo valgono la pena, perché é un mondo per altri, un'eredità per altri, un dono.
Ma scriviamo anche per accrescere la nostra consapevolezza della vita. Scriviamo per lusingare e incantare e consolare altri. Scriviamo per fare una serenata ai nostri amanti.

Scriviamo per gustare la vita due volte, nell'istante presente e nel ricordo. Scriviamo, come Proust, per rendere tutto eterno, e per convincere noi stessi che è eterno. Scriviamo per poter trascendere la nostra vita, per arrivare al di là di essa. Scriviamo per insegnare a noi stessi a parlare. Scriviamo per ampliare il nostro mondo quando ci sentiamo soffocati, o limitati, o soli. Scriviamo come gli uccelli cantano, come il selvaggio danza i suoi rituali. Se nella scrittura non respiri, se non piangi, se non canti, allora non scrivere, (...).

Quando non scrivo sento il mio mondo che si restringe. E' come se fossi in prigione. Sento che ho perso il mio fuoco e il mio colore. Deve essere una necessità, come il mare ha bisogno di incresparsi, e io questo lo chiamo respirare.

Per troppi secoli siamo state occupate a fare da ''muse'' agli artisti. (...) La colpa di creare è una malattia molto strana, e non colpisce gli uomini - perché la cultura ha chiesto all'uomo di esprimere al massimo il proprio talento. L'uomo è incoraggiato dalla cultura a diventare un grande medico, un grande filosofo, un grande studioso, un grande scrittore. Ogni cosa è pianificata per spingerlo in quella direzione. Tutto questo non è mai stato chiesto alle donne. E nella mia famiglia, come nella vostra probabilmente, tutti si aspettavano semplicemente che io mi sposassi, che fossi una moglie, e che crescessi dei bambini. Ma non tutte le donne sono portate a questo, e a volte, come diceva giustamente D.H.Lawrence, "Non abbiamo bisogno di bambini, ma di speranza".
Così questo è quello che intendo fare: adottarvi tutte.
Perché Baudelaire molto tempo fa mi ha rivelato che in ciascuno di noi c'è un uomo, una donna, un bambino - e quel bambino ha sempre problemi.

(....)
La donna del futuro, che oggi sta nascendo, sarà una donna completamente libera da ogni senso di colpa verso il creare e verso la propria crescita personale. Sarà una donna in armonia con la propria forza, ma non per questo poco femminile, o eccentrica, o in qualche modo innaturale. Io immagino che viva con tranquillità la propria forza e la propria serenità, una donna che sa parlare ai bambini e agli uomini che a volte la temono. L'uomo si sente a disagio nei confronti di questa evoluzione della donna, ma non deve esserlo - perché in lei troverà una compagna, non una persona al suo servizio. Avrà qualcuno che non lo farà sentire solo nella sua quotidiana battaglia contro il mondo per mantenere una moglie e un figlio, o una moglie che è come una bambina. La donna del futuro non cercherà mai di vivere indirettamente attraverso l'uomo, e incitarlo e spingerlo alla disperazione, per realizzare qualcosa che dovrebbe fare lei stessa.»


(Anaïs Nin, 1971 - Mistica del sesso)


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