10 ottobre 2010

Maybe You Are Lesbian

Racconto numero 45 per l'edizione 2010 del concorso "L'antologia della stronza"


Supermercato. Tuta. Angolo con gli scaffali delle birre.
C'è una coppia in mezzo alle corsie, ferma. Mi scanso. Li schivo. Mugugno.
Si baciano.
Io sono di fretta. Sudata. Stufa.
Allungo l'orecchio, sono americani.
Lei come un'erica , mollemente si appende alle sue braccia, e bella.
Sembra un po' tonta.
Ringhio, contro gli americani. Il caldo. La tuta.
Sono felice che siano scemi e riformino il solco sul mio callo intollerante.
Come a una scema, lui le dice di spostarsi.
Giovani palpebre si sollevano molli.
Pupille castane mi sfiorano. La tuta e i capelli unti.
Alla cassa, sono dietro di me.
La guardo. Poi la fisso. Mi sembra giovane. E ancora più bella. La sua presenza esaltata dai tre maschi, due goffi e spaesati.
Acqua, patatine, gomme allo xilitolo.
Ha occhi nocciola grandi. I capelli lunghi. Morbidi, cadono mossi con bellezza semplice sul vestito crema (delizioso), maniche a sbuffo e fascia ocra in vita.
Ostento. Lo sguardo.
Gambe depilate. Abbronzate, snelle.
Una borsa rossa patchwork sul braccio, stile hippy-chic, che fa molto fashion.
La contemplo, la rimiro, la scruto, la esploro. Lei mi fissa.
Mi sento vecchia, sudata, malconcia.
Il suo ragazzo è il più bello.
A fine agosto, dove vanno cosa fanno cosa cercano in questo paese smarrito sulla destra del fiume e senza capire una parola di italiano.
Non sopporto il suo accento americano, ma non riesco a smettere di guardarla.

Anche lei mi guarda. Spudorate. Il resto intorno sfuma.
Pago. Esco. Mi segue.
Civettuola, si appoggia in cedevole attesa contro la sbarra dei carrelli.
Io salgo in macchina e accendo la musica. A palla. Morrissey gorgheggia e io con lui, per lei, a dirle che capisco la sua lingua.
Languida, mi osserva. Io metto in moto e vado via.
Abbiamo una cosa in comune, lei e io: 3 uomini. E non volerne nessuno.
E non c'è un cazzo da ridere.

di Annalisa Dolzan
2010

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