12 giugno 2011

All eyes on Greece

As I write, highly cultivated finance columnists are evaluating and analysing the Greek economic crisis.

Rimbalza da mesi la notizia del collasso economico della Grecia, secondo le notizie recenti Atene è sull’orlo della rivolta civile.

Sono stata a Salonicco, a metà maggio. Ma non ho visto nulla di tutto questo. Né orde mendicanti per strada, prezzi stracciati, negozi, bar, ristoranti deserti, o auto ferme.
Non è una città turistica.
Aggiunta alle destinazioni della Ryanair all’inizio del mese scorso, Salonicco non vanta grandi monumenti, centro storico elegante, servizi e attrazioni per turisti. Non ci sono nemmeno le antichità che costellano il nostro immaginario – infatti i resti sono romani; Thessaloniki apparteneva all’Impero romano d’oriente.

Vero, molti negozi sono chiusi, ma altrettanti, a sud-est dal centro, si inanellano in una parata di vetrine: mobili di design, complementi di arredo di marche di pregio, accessori firmati per matrimoni, autosaloni di lusso.

Un cappuccino sul lungomare costa 5 €– prezzo da rigurgito perfino in un bar di Venezia; nelle vie interne si va dai 3 € ai 3,70 €. Neppure questo è un prezzo basso, considerato che i greci sono consumatori di caffè. Voglio dire: non è una bevanda esotica e pertanto costosa.
La benzina verde costa, a metà maggio, 1,69 €.

Certo, molti palazzi – sia in centro che nella cittadella medievale – sono “sgarruppati”; ma non è uno sgarruppamento recente. Alti e scrostati, da molti anni – alcuni sono reduci dall’incendio del 1917, altri dal terremoto del 1978. Abbandonati, stanno, sorvolati dagli occhi assuefatti ai muri sgretolati.

 Palazzi sgretolati in centro a Salonicco

È in un palazzo sgretolato del centro che ci intrufoliamo una notte quando, rientrando, le note di un concerto ci attirano in un portone. Una polacca perplessa sulle scale si e ci chiede cos’è quel posto – ma non se la sente di salire con noi. Troviamo un centro sociale di 4 piani – è il Mikropolis    – un gruppo canta – in greco o in inglese maccheronico? freakettoni greci bevono birra fumano sigarette e scuotono la testa - chiome, sigarette rullate, gesti globalizzati, lambiscono anche i tavoli dei centri sociali.

Al piano superiore giochiamo a ping pong e - dopo essere stati sconfitti dal colossale Michalis – gli chiediamo perché, delle notizie catastrofiche che avevamo letto prima di arrivare, a Salonicco non vediamo riscontri.  La gente non è povera - ci dice -. Atene e Salonicco – le 2 principali città greche - sono popolate di abitanti che vengono dalla campagna o dal mare, o comunque da villaggi dove hanno una o perfino due case – a cui tornare, per esempio, durante le vacanze. E i soldi, chi li ha, non li mette nelle banche greche, ma in quelle svizzere, e simili. È il governo, a essere povero, non la gente”.

La stessa risposta, più o meno, la raccogliamo dal receptionist dell’albergo – “è vero – commenta – i prezzi un poco si sono abbassati, ma non tanto. Se uno proprio non può più permettersi di andare in qualsiasi locale, va in quello di un amico, o di un conoscente, così gli fanno un po’ di sconto, e tutti e due ci guadagnano”.
Sarà…

Ma non avevano tagliato gli stipendi dei dipendenti pubblici del 30%? Su uno stipendio di 1.000 €, il 30% significa 300 €– cifra mensile che – in più o in meno, cambia il tenore di vita.

Le risposte ‘di pancia’ che riceviamo - dai pochi greci che parlano inglese in cui ci imbattiamo a Salonicco – non ci soddisfano. 
Torno in Italia con una strana sensazione - “siamo in guerra con l’Eurasia” e il mese dopo “siamo da sempre in guerra con l’Estasia”…? Come reazione, sto alla larga dai giornali e dalle notizie. Leggo il mondo solo in presa diretta.

Poi scrivo a Nikolaos, il greco conosciuto mesi fa a Berlino – e gli chiedo ragione dello scompenso.
“Il debito privato in Grecia, ad esempio derivato dall’uso di carte di credito e prestiti privati​​, pare relativamente basso (in confronto ad altri paesi europei) – mi scrive - . Secondo alcuni, l’occasione è buona per gli industriali per ridurre le spese, tagliare gli stipendi, e quindi aumentare il profitto. Inoltre, gli "avvoltoi" dei mercati possono realizzare un profitto sul mercato azionario in base alle oscillazioni della Grecia: sta andando in bancarotta? il mercato azionario greco perde il -5%; il giorno successivo, una nuova voce che dice "no, la Grecia non andrà in bancarotta, una soluzione è stata trovata", e il mercato azionario recupera il +5%. E via così.
Infine, ci sono forti interessi economici per entrare in possesso delle fonti di approvvigionamento energetico della Grecia, che appartengono ancora al settore pubblico.

Non ho avuto risposte precise.
A parte alcuni mendicanti sotto i portici di via Egnatia / Εγνατία, i veri affamati che ho visto – erano i massicci preti ortodossi che al mercato allungavano le mani, e con toni da assaggiatori si pappavano le olive. Gratis.
Ma i misteri del potere della veste ortodossa sono un’altra storia… 



assaggiatori di olive













Giusto un paio di link:


Annalisa Dolzan

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