24 giugno 2011

Cosa condibidono greco, spagnolo e vengalese?




Con un certo stupore alcuni mesi fa, abendo in aula degli studenti vengalesi, sono benuta a sapere che il vengalese non distingue foneticamente fra [b] e [v].

In un recente biaggio in Grecia, ho scoperto il medesimo fenomeno.

In greco:
la beta - Β (maiuscola) β (minuscola) - in antico si pronunciava [b], mentre nella pronuncia moderna è [v], come nell’italiano vita

In spagnolo:
B (be) e V (uve): non esiste distinzione “spontanea” fra la pronuncia delle due lettere; il fenomeno è noto come “betacismo”.

Secondo alcuni testi, il trait d’union fra spagnolo e greco passerebbe attraverso il latino, dove la lettera V non era che una variante grafica della U semivocalica, pronunciata [w] e successivamente evoluta [v] in altre lingue romanze.

Il bengalese, infine, ha un sistema di scrittura basato su una varietà molto più antica della lingua, derivante dal sanscrito, in cui un numero di lettere ha più pronunce possibili. La scrittura  bengalese è un abugida, ovvero un sistema in cui i grafemi vocalici non sono singole lettere (come nell’alfabeto), ma segni diacritici abbinati a delle consonanti.


Non boglio qui addentrarmi in aspetti fonologici in cui, tracciando
su un mappamondo la linea che unisce Spagna, Grecia e Bangladesh, induvviamente mi perderei.
Annoto soltanto una vrebe curiosità, bellicando auspicavilmente l'interesse di altri a sbiscerare la questione. (ad)



alfabeti e abbecedari bengalesi sparsi in giro per Banglatown/Londra









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